Rilassamento ed apertura nel Tai Chi

L’ego dei preti ha creato Dio a loro immagine e somiglianza. Dottori della chiesa con gravi problemi psichici hanno forgiato un Dio mostruoso cattivo e vendicativo. Gigantesco il lavoro di Gesù per distruggere questa immagine egoica formatasi prima di lui, ma altri santi dal pensiero distorto hanno racchiuso il suo messaggio nella pietra della chiesa.

L’ego ha plasmato i princìpi della visione ecclesiastica ponendo l’immagine di Gesù morto sulla croce. Morto per noi, sacrificato per noi, bla, bla, bla. Invero questa immagine serve a mostrare un aspetto della vita, il lasciarsi andare, il rilassamento, il morire, quindi anche l’addormentarsi, l’orgasmo, separato dalla sua componente yin-yang essenziale alla vita, l’aprirsi.

Il messaggio di Gesù era nella resurrezione, l’amore per la vita ci fa risorgere, rilassati ed aperti. L’ego ha spezzato questo messaggio e ha tolto l’apertura e tutte le croci nelle chiese mostrano un Cristo abbandonato e morto, senza vita perché, se non c’è rilassamento ed apertura, non c’è vita.

Per comprendere questo basta entrare in acqua e stare a galla: se sono rilassato ed aperto sto a galla, se mi chiudo o divento teso, affogo. Una questione di vita o di morte quindi.

Tutti hanno ripercussioni perché tutti noi abbiamo avuto influenza dalle chiese: persone che non riescono a rilassarsi, iperattive per non finire come l’immagine mortifera della croce, altre incapaci di aprirsi, depresse e già morte. Malattie di ogni genere, ieri riflettevo sul Parkinson, ma ogni malattia può rientrare in questa dissociazione.

Quando scegliete una scuola di Tai Chi o di Qi Gong osservate bene se questa scuola predilige l’aspetto del rilassamento e quindi i movimenti saranno molli e vuoti o se predilige l’aspetto dell’apertura e quindi i movimenti saranno duri e muscolosi e cercatene una in cui i due aspetti sono assieme, lì vedrete energia e vita.

L’occhio del ciclone

Quale è l’unico posto sicuro nel caso di un ciclone? Il centro, esattamente in mezzo. Se siamo capaci di stare nell’occhio del ciclone siamo salvi.

Questa è la metafora della vita: un ciclone, il ciclone è la vita.

Molti fuggono e non vivono, molti sono nei punti più tragici del ciclone e restano spesso danneggiati. I più sono più vicini al centro e ogni tanto ne vengono sconvolti. Pochi hanno capito e sono sempre nel centro della loro vita, nell’occhio del ciclone.

Quando finalmente si trova il coraggio si salta finalmente dentro. Naturalmente è uno sconquasso: “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai in una selva oscura che la diritta via era smarrita.” Qui Dante esprime l’angoscia di trovarsi improvvisamente non più sulla retta via, la via falsa, fuori dal ciclone, ma nella selva oscura, nel ciclone stesso. Dovrà percorrere Inferno, Purgatorio, Paradiso (pancia, testa e cuore) per arrivare nell’occhio del ciclone.
Qui si trova la pace, la pienezza, si è arrivati.

Ci vuole qui molta consapevolezza perché il ciclone, la vita, si muove e noi dobbiamo ascoltare per capire dove si muove e restarne al centro.

PS In un mio post sul film “Il labirinto del Fauno”, Ofelia entra nel labirinto-ciclone quando trova “l’occhio” mancante del fauno.

https://pioggiaopportuna.blogspot.it/2015/02/il-labirinto-del-fauno.html

L’albero della Vita

L’essere umano studia tutto fuorché se stesso. Vengono sprecati tantissimi soldi ed energie per studi inutili, per ricerche scientifiche senza senso, l’ultima di cui ho sentito parlare è sul fatto che chi prende il caffè amaro ha più tendenze psicopatiche. Una ricerca del nord Europa, una ennesima ricerca “idiota”.

Nessuno studia come dovremmo muoverci, respirare, pensare. Chi inizia Tai Chi si trova spesso spaesato, si domanda: devo capire tutte queste cose su me stesso?! Sì, viviamo tutta la vita con noi stessi, dentro noi stessi, abbiamo malattie, posture vergognose, non respiriamo.

Esistono due alberi, l’albero della conoscenza e l’albero della vita. Ne parla anche il vecchio testamento. Siamo molto attratti dall’albero della conoscenza, facciamo studi, ricerca, la mente ha sempre un nuovo giocattolo per occupare il tempo, abbiamo l’ultima soap opera o l’ultima serie Netflix da guardare.

L’albero della vita invece chiede qualcosa di molto diverso, chiede di respirare, di sentire in ogni momento il piacere di questa funzione fondamentale che è sempre stata con noi e sempre sarà con noi.

Chi è legato all’albero della conoscenza tratterà il respirare come una perdita di tempo, tanto è automatica, posso occuparmi di altro.

Chi ama l’albero della vita ama respirare, ama stare un po’ con se stesso, ama comprendere come funziona la propria mente, la propria vita.

Questo è quello che fa il Tai Chi: un ritorno al Paradiso perduto.

La malattia

È necessario che ogni essere umano sviluppi una consapevolezza sul significato della malattia. La malattia non è una sfortunata casualità, non capita l’influenza, il morbillo, l’Alzhimer o un tumore a caso, la malattia richiede uno stato mentale destabilizzato per potere attecchire.

Questo concetto parrà ai più assurdo, eppure è la reale condizione dell’essere umano: il corpo reagisce a qualsiasi pensiero.

La malattia agisce attraverso “varchi” che noi creiamo, momenti di stress, rabbie, chiusure.

Ogni malattia quindi va considerata “psicosomatica”, solo il “pensatore sciocco” non riesce a fare questo collegamento.

Una persona con una mente sana non può ammalarsi, ognuno quindi può ammalarsi, non è qualcosa di sconvolgente, può capitare, imparare a comprendersi non è semplice.

Creare barriere alle malattie è il reale pericolo, la malattia cerca sempre un varco, se ad esempio un anziano usa un vaccino antinfluenzale, si blocca una determinata malattia, l’influenza, ma non si è lavorato per chiudere il varco. Una malattia più potente cercherà di passare, il varco per ora è piccolo, se si accettava l’influenza il varco si sarebbe chiuso, ma resta aperto, col tempo può allargarsi ed allora l’Alzhimer ha più possibilità di trovare la sua strada.

Elimino ogni rischio di contagio, ad esempio con un vaccino che ne blocca dodici? Apro dei varchi sempre più grossi e malattie come i tumori necessitano di questi varchi.

Mente, diaframma, corpo

Negli ultimi anni lo studio ultra trentennale del Tai Chi e del Qi Gong della International Tai Chi Chuan Association, scuola fondata dalla famiglia Yang di cui sono discepolo di VI generazione, mi ha visto fondare la teoria delle “Cinque posizioni del diaframma”©.

Nel 2008 conobbi una ragazza che mi descrisse la sua storia: a 15 anni, a New York, fu operata alla schiena per una forte scoliosi.
Le fu aperta chirurgicamente in lunghezza la colonna, furono inseriti degli anelli di metallo permanenti per tenere la colonna diritta e infine fu suturata con parti della pelle prelevate in altri punti del corpo.

Il caso di questi medici criminali non è unico, recentemente si preferisce adottare altri metodi come i corsetti, ma il sadismo degli esseri umani fa si che esistano ancora operazioni chirurgiche che creano danni, anche psichici, ai malcapitati di turno. La ragazza non era neppure consenziente, ma ahimè, il padre si.
La motivazione dei medici era che la scoliosi interferisce col corretto funzionamento del diaframma e conseguentemente creava problemi alla respirazione. Qui in questa affermazione tutta la follia dell’approccio medico.

Perché dico questo?

Dopo anni di studio con centinaia di allievi ho verificato che ogni essere umano forma negli anni un blocco, una tensione al diaframma, uno nella parte destra del corpo ed uno nella parte sinistra.

È questa tensione al diaframma che causa la scoliosi, non il contrario!
I fattori coinvolti sono sempre tre:
corpo – diaframma – mente.

È facile capire che sono gli stati mentali ad agire sul diaframma e conseguentemente sul corpo creando tensioni. Facile farne la prova, basta provare ad essere arrabbiati per sentire che il diaframma si blocca. L’allievo di Sigmund Freud, Wilhelm Reich, fu un geniale ricercatore e giunse a questa comprensione.
Qualsiasi stato emozionale negativo influisce negativamente sul diaframma creando a lungo andare stati di malattia.

La bellezza del Tai Chi e del Qi Gong – nella scuola di Yang Sau Chung non esiste una differenza fra Tai Chi e Qi Gong – risiede nel fatto di potere lavorare direttamente sul diaframma creando benefici su corpo e mente essendo il diaframma nella posizione centrale fra i due.

Per riassumere:

1) Mente – diaframma – corpo è l’approccio corretto, sano, presuppone un lavoro di consapevolezza sui propri processi mentali. Non è economicamente alla portata di tutti.

2) Diaframma. Questo lavora contemporaneamente su mente e corpo. Ha il vantaggio che una pratica minimale su dei gruppi di persone di qualsiasi età è economica e porta ad ottimi risultati.

3) Corpo – diaframma – mente lo ritengo un approccio di comodo, dispendioso e traumatizzante sulla mente quindi con risultati negativi sul diaframma. Insano.
Il diaframma è continuamente sottoposto a cambiamenti durante l’attività motoria e fisica, segue o meglio aiuta tutte le attività umane.

Ho individuato 5 posizioni del diaframma che seguendo l’alchimia taoista possiamo definire come posizione del Legno, del Fuoco, della Terra, del Metallo e dell’Acqua.
Ogni persona sviluppa durante la crescita un blocco diaframmatico sul lato sinistro del corpo ed uno sul lato destro.

Vi è un blocco primario, cioè uno dei due lati della nostra struttura corporea è predominante sull’altro, si tratta di agire sulla “riapertura”, sul riposizionamento corretto del diaframma per ottenere a qualsiasi età uno stato ottimale di salute.

I cosiddetti “24 Esercizi Taoisti”, gli esercizi di “Qi Gong” e di “Yi Gong” e la pratica della “Forma”, agiscono tutti sullo scioglimento della tensione diaframmatica dando benefici di lunga durata ai praticanti.
Carlo Lopez

Il Vuoto

Il sommo filosofo Lao Tsu, soleva dire che l’importanza di un vaso sta nello spazio vuoto che reca.

Nella nostra cultura il Santo Graal è visto tempestato di gemme preziose, intarsiato finemente. Cristo e Lao Tsu sono due saggi. Al saggio gli ornamenti esterni poco importano, la preziosità della coppa risiede nella sua capacità di contenere qualcosa.
Il Santo Graal è un simbolo, nessuna coppa esterna e più preziosa della capacità della mente di svuotare se stessa per fare spazio.

L’utilità di una cantina sta nello spazio vuoto; di una cantina piena di cose vecchie non ce ne facciamo nulla, si resta attaccati a queste cose, ma solamente quando si riesce a liberarsi di esse, la cantina diventa utile.

Il saggio ha la mente vuota, non porta appresso nulla, il sapiente è pieno di tutta la sua saccenza, saprà tutto di tutto, è una cantina piena, un vaso pieno. La parola saggio deriva da assaggiare, chi assaggia non si riempie, gli basta l’as-saggio per sapere, per distinguere e conoscere.

Sentiamoci botti, botti  piene di ogni cosa, pensieri, paure, agitazioni. Dopo un poco rovesciamo la botte e la svuotiamo di tutto. Rimettiamo la botte in piedi, restiamo così, vuoti, pronti ad essere riempiti d’amore e di gioia, novelli Diogeni, freschi e liberi.

«Tutto appartiene agli dei; i saggi sono amici degli dei; i beni degli amici sono comuni. Perciò i saggi posseggono ogni cosa»
(Diogene di Sinope)

La Struttura e il Gong

Venti anni fa, alla Fiera di Officinalia che si tiene a Belgioioso, comprai un Gong. Affascinante con quel suono rimbombante e molto adatto al centro dove insegno Tai Chi.
Sono passati 20 anni, il Gong c’è sempre, relegato in bella vista, appoggiato per terra. Troppo pesante per appenderlo o metterlo su come si fa con altri oggetti.

Tutto ha un significato nella vita e al mio 60° compleanno 8 miei allievi mi hanno regalato una bellissima struttura in legno per sorreggere il Gong. Una struttura con motivo cinese, ben adatta all’ambiente della pratica.

Ora il Gong risuona, è facile passando prendere il battente e dargli qualche colpo che rallegra la sala.

Ora il Gong è vivo

La struttura permette al Gong di risuonare.

Ho dedicato gli ultimi tre anni allo studio approfondito della struttura nel Tai Chi, a quello che definiamo Yi Gong. La struttura umana è essenziale, non è importante lavorare sui muscoli. La struttura contiene gli organi interni, organi vitali, organi energetici, organi che risuonano come il Gong. Se la struttura collassa o è bloccata, rigida, gli organi interni soffrono: pensate ad un cuore o ai polmoni tenuti stretti, come possono battere e respirare? O ad una schiena tenuta malamente indietro e dolorante, i poveri reni? Gli organi sessuali? Un bambino che deve trovare casa nella pancia di sua madre e crescere per 9 mesi? La testa che cade in avanti con una parte del cervello che è malamente alimentata e così via.

L’altro aspetto del Tai Chi è il Qi Gong, è l’aspetto energetico, è il lavoro sui tre centri, testa, cuore, pancia, i tre Tan Tien. Questo l’avevo compreso da anni, da 20 anni? Da quando ho comprato il Gong? Si Gong e Qi Gong, straordinaria assonanza del termine, significativo.

Significativo il regalo della struttura per il mio 60° compleanno, ho compreso come unire il Qi Gong all’Yi Gong, ho capito il significato della struttura e del Gong, devono essere assieme, uno senza l’altro non hanno senso. Il Qi, l’energia non può esistere senza una struttura e la struttura da sola non ha senso. Un corpo umano, non ha senso senza l’energia, un corpo umano strutturalmente aperto assieme alla mente risuonano, sono vivi.

Gli 8 trigrammi, rappresentano le posizioni del Qi Gong e 8 sono le persone a cui devo questo regalo, ad ognuna un trigramma.k

L’autostrada e il Ginkgo

Le nostre autostrade esemplificato bene l’essere umano moderno, auto sfreccianti dovunque. Lavori in corso, limite a 80 chilometri orari, se rispetti il limite sei l’unico fesso e costringi chi va a 160 a rallentare e a incollarsi al poverino che ti sta sorpassando a 130 all’ora.

Pazzi scatenati di una vita senza senso, una vita che ci sfreccia addosso come un’auto sull’autostrada e che al termine non avremo vissuto.
Sessantenni che muoiono o si ammalano gravemente senza neppure sapere perché, troppo abituati a correre nella vita senza neppure conoscersi, senza essersi fermati a pensare a se stessi.

Diamoci un attimo di “respiro”…

Al Ginkgo si scende una scala a chiocciola, si è subito costretti a rallentare, si “scende”dall’auto.
Si entra sottoterra, come in una grotta.

Il ritmo all’ingresso è ancora dissonante, si cerca subito la “conversazione” con l’altro, la mente cerca di spostarsi in una attività di distrazione, cerca di tornare “normale”, sfrecciante in autostrada.

I primi movimenti lenti la fanno fermare, gli esercizi in cui finalmente si “respira” e ci si “apre” fanno entrare in un’altra realtà e chi arriva in ritardo dà subito l’idea della diversità col suo modo di essere ancora da carroarmato…

Entrati nello “stato di grazia” si ritorna esseri umani con tutte le nostre potenzialità, si ritorna sani ed in salute, i malanni spariscono, restano solo a chi ancora non cede, a chi ancora sta sfrecciando nel tentativo di sorpassare un altro essere umano.

La meditazione ancora viene evitata, sono soprattutto gli uomini che al momento della meditazione se ne vanno in fretta, sono loro i guidatori peggiori, quelli che investirebbero anche la vecchina che intralcia il loro andare…

Uscendo dal Ginkgo lo stato di essere umano è raggiunto. Si è scesi dall’auto, ora si è se stessi, si può godere della vita.

Carlo Lopez

Noi stessi

Noi stessi
Ho sentito dire: “Mi alzo presto ogni giorno perché altrimenti mi viene mal di testa”. Ogni giorno questa persona punta la sveglia alle 6 e 30 e si alza, persino nel fine settimana.

L’espediente serve a non entrare mai in se stessi, passare dallo stato di sonno a quello di veglia senza passare nello stato di “me stesso”.

La meditazione ci insegna che esiste uno stato dell’essere che si pone fra l’attività diurna e il sonno, in quel momento entriamo in uno spazio diverso, uno spazio in cui non dobbiamo fare nulla e possiamo permettere a quel “tutto noi stessi” di emergere, possiamo anche riflettere in questo spazio!

Questa persona teme il mal di testa. Il mal di testa è sempre un “non detto”, qualcosa che emerge da dentro noi, ma che non vogliamo ascoltare. E mettendo la sveglia alle 6 e 30 anche la domenica non corriamo più nessun rischio di entrare in noi stessi, certo rischiamo di farci venire un ictus o un infarto o un tumore perché quel nostro lato negato, da qualche parte vorrà esprimersi e se non ha sbocchi esce in malattie.

Molte persone appena sveglie si alzano immediatamente e magari non devono neppure andare al lavoro e comunque che bella scusa il lavoro per non stare in se stessi!

Coraggio, cerchiamo di dedicare un po’ di tempo a noi stessi, altrimenti la vita scorre inutilmente.

La spada che fu riforgiata

Oggi dovevo far di conto, pagare bollette e segnare i nostri associati. Non l’ho fatto, mi sono steso a scrivere sul mio taccuino. Un bel taccuino, portentoso, un pozzo dove tutto entra e resta. Una app per il mio cellulare Android, la app si chiama Workflowy e ve la consiglio vivamente.

Ora scriverò sulla spada. Antico strumento di morte, risuona il detto: chi di spada ferisce, di spada perisce. Un monito ben preciso, la spada non deve ferire. Perché allora nel Tai Chi pratichiamo la spada? Avevo un tempo un allievo pacifista che non voleva avere a che fare con le armi, sentivo che bloccava all’interno ogni aggressività e l’impugnare una spada anche di legno, sarebbe stato troppo per lui, rischiava di usarla per ferire, le sue pulsioni trattenute potevano esplodere.
Tenere dentro non va mai bene, questa energia, se non esce, ci causa danni, danneggia noi stessi, ci colpirà da qualche parte, ci ammaleremo. D’altronde chi di spada ferisce, di spada perisce… Chiunque usi violenza finisce prima o poi male e vive male.

Ed allora come fare?

Ci viene in aiuto il nostro amico taoista Semola, il protagonista del film di Walt Disney, la Spada nella Roccia. Qui tutto trova una spiegazione.
La Spada è usata male, energumeni bellicosi, assetati di potere, (chi riesce ad estrarla diventa re), cercano di togliere la spada dalla roccia. Questa non si muove, non può muoversi se si usa la forza muscolare per tirarla.
La nostra società non ha capito questo, lo sport, la conoscenza fisica è tutta incentrata sui muscoli, sul loro uso, sulla loro conoscenza. I nostri allievi che affrontano gli esami stabiliti dall’ente sportivo preposto al rilascio del loro diploma di Insegnanti di Tai Chi e Qi Gong, sono costretti a studiare i muscoli, i loro nomi, come tonificarli, come essere dotati di bei muscoli pronti all’azione.

Li si sta invitando ad usare la spada per ferire.

La Spada nella roccia non si limita a mostrarci l’aspetto stupido dell’uso della spada, non tutti i personaggi che cercano di estrarla hanno le spalle larghe e la vita stretta, uno, Semola, è esattamente come il suo nome, ancora ragazzo, è mingherlino, senza un muscolo. Arriva alla roccia e senza alcuno sforzo estrae la Spada e la porta in alto. Meraviglia, nel film il cielo si apre, la cupezza sparisce, appaiono i raggi del sole, i raggi della vera conoscenza e si sente una musica celeste.
Quello che avviene non è un miracolo, Semola si è preparato a questo evento, non ha certo studiato i muscoli, non sa neppure cosa siano, eppure diventa re.
Nel film Semola dice di non averne, Merlino chiede … e come fai a muoverti? E poi ammette … quelli bastano.
Mi sovviene l’immagine della mia allieva più anziana. Beatrice ha quasi 90 anni e lei a lezione è solida, centrata. Un paio d’anni fa cadde all’indietro urtando un ostacolo, tutti fummo sgomenti, ma lei si rialzò in un attimo e ci chiese perché la guardassimo così. Invece di studiare i muscoli ha praticato Tai Chi col suo insegnante dal 1991, per quasi 25 anni ed è diventata Semola, ha appreso a fondo i principi della Spada. Lei non trattiene dentro e non usa la spada per ferire. La usa per stare bene, per godere della vita. Un altro episodio. Andrea Capriotti, esperto conoscitore di varie arti marziali, capace di rompere tombini di ghisa persino con la testa, venne da me ad imparare Tai Chi. Lo misi con Beatrice allora giovane settantacinquenne. Lui vedendo che lo inserivo in un gruppo di nonnine resto molto perplesso e un po’ offeso. Durante il Qi Gong, Beatrice notando che Andrea non riusciva più a tenere in posizione le braccia, si girò verso di lui dicendogli, Andrea, prova a rilassare le spalle. Andrea colse l’insegnamento di Semola e continuò Tai Chi a lungo.

Nel film possiamo carpire i segreti di Semola, osserviamoli. Ha un maestro, questo è necessario, ma se si vuole apprendere un maestro arriva e Semola è fortunato, trova un maestro Taoista, niente meno che il mago Merlino. Per Merlino Semola è importante, lo ha aspettato, ora ha il materiale su cui lavorare, per gli altri, Semola è nessuno, buono per fare lo sguattero, al limite per fare da scudiero al fratellastro, un energumeno pieno di muscoli, muscoli che sicuramente conosce bene.

Cosa apprende Semola?

Impara i tre mondi in cui viviamo, diventa pesce e impara a fluire nel mondo dell’acqua, impara a gestire il Tan Tien inferiore, la pancia.

Poi conosce il mondo dell’aria, diventa uccello, il Tan Tien superiore, la testa, impara a volare, impara che la mente umana deve saper volare.

E poi apprende l’uso del Tan Tien del cuore, diventa scoiattolo e conosce una scoiattola che si innamora di lui.

Testa, Cuore, Pancia, ora è completo.
Vi starete chiedendo cosa c’entra questo con la Spada? I Taoisti ben sapevano che la Spada è la nostra colonna vertebrale, Semola ha allineato testa, cuore e pancia, ora è un’unità completa, il diaframma si apre come un mantice e l’energia fluida gira. Semola non è più Semola, ora è un re, re Artù.
Abbiamo nel Signore degli anelli un altro esempio, il ramingo Aragorn riforgia la spada che fu spezzata e diventa anche lui re. Ognuno di noi ha la spada spezzata, la nostra colonna vertebrale è disassata perché ogni nostro centro va per conto suo, la testa vuole una cosa, la pancia un’altra e il cuore un’altra ancora.
Gli energumeni che usano i muscoli hanno la spada spezzata, ecco il significato della Spada che è nella roccia, usano i muscoli per tutto quel che fanno. Semola no, usa testa, pancia e così riesce anche a mettere il cuore mentre estrae la Spada: il cielo si apre a lui.

Per finire osserviamo l’immagine della spada, quando è nella roccia l’impugnatura è in alto, il baricentro, che si trova ad un terzo dall’inizio dell’impugnatura, è in alto. Si usano le spalle, l’impugnatura è nel collo, il baricentro nel cuore lo appesantisce, la vita pesa. Semola gira la spada, mette l’impugnatura nell’osso sacro ed il baricentro della spada torna al suo posto naturale, nella pancia.

In questi anni ho un debito di riconoscenza verso Semola, lo ringrazio e mi chino a lui Maestro. Verso Merlino ho solo un appunto da fargli, se usato un Leone invece dello scoiattolo per l’apprendimento del cuore sicuramente Ginevra avrebbe amato Artù e non Lancillotto.

Carlo Lopez