Sulla vecchiaia

La vecchiaia è vista male dall’essere umano, “che brutta malattia la vecchiaia” è una frase spesso usata da chi arrivato ad una certa età si ritrova pieno di malanni e acciacchi.

È veramente così? Può la vita essere così stupida da metterci al mondo e poi punirci così? No, perché la vita è un processo di apprendimento e questo è continuo per tutta la vita.

Il decadimento fisico è necessario: cosa impariamo dal decadimento fisico? Impariamo che il fisico è poco importante, ben più importante è la nostra crescita interiore. Senza decadimento fisico non cresceremmo più!

Vi è la primavera della vita, questa stagione arriva sino ai ventiquattro anni, questo è il periodo della crescita fisica, poi vi è l’estate, questo il periodo in cui ci si relaziona col mondo fisico.
A quarantotto anni arriva l’autunno, è tempo ora della trasformazione, della crescita non più sul piano fisico, ma su quello dell’evoluzione interna, spirito, mente. Se adesso non avviene il graduale passaggio, saremo preda di mille problemi fisici perché resteremo attaccati ad un piano che non è più il nostro e non crescemo più. Dai quarantotto anni qualsiasi problema fisico vi deve portare a pensare che state sbagliando qualcosa, che è ora di cambiare e la vita ci propone una crescita di tipo diverso dove la spiritualità, la comprensione della vita stessa, la comprensione di se stessi ad un livello profondo diventano di primaria importanza. Non che non lo fossero anche a vent’anni, ma a quell’epoca l’aspetto fisico viene meno toccato dagli errori di vita.
Per fortuna il corpo invecchia! Se non fosse così non avremmo speranze di evolvere, saremmo sempre eterni giocatori di tennis, il mondo non avrebbe nessuna spiritualità, non vi sarebbe saggezza.

Ah, mi direte che invero il mondo sembra una palestra di estetica? Che ormai ogni attrice ha le labbra rifatte e che tutti usano dissennatamente il botulino? E che di saggezza se ne vede ben poca? Si, è vero, questo succede perché siamo soverchiati da falsi ideali, abbiamo paura di accettare noi stessi, la vecchiaia è mostrata triste e solitaria. Cambiamo, se comprendiamo le stagioni della vita cambiamo noi per primi, e questa comprensione porta ad un mondo migliore, il botulino no.
Un tempo il teatro greco usava le maschere, maschere che esprimevano stati d’animo, paure, situazioni emotive, queste maschere moderne sono tristi, tutte uguali a se stesse, uccidono la vecchiaia.