L’albero della Vita

L’essere umano studia tutto fuorché se stesso. Vengono sprecati tantissimi soldi ed energie per studi inutili, per ricerche scientifiche senza senso, l’ultima di cui ho sentito parlare è sul fatto che chi prende il caffè amaro ha più tendenze psicopatiche. Una ricerca del nord Europa, una ennesima ricerca “idiota”.

Nessuno studia come dovremmo muoverci, respirare, pensare. Chi inizia Tai Chi si trova spesso spaesato, si domanda: devo capire tutte queste cose su me stesso?! Sì, viviamo tutta la vita con noi stessi, dentro noi stessi, abbiamo malattie, posture vergognose, non respiriamo.

Esistono due alberi, l’albero della conoscenza e l’albero della vita. Ne parla anche il vecchio testamento. Siamo molto attratti dall’albero della conoscenza, facciamo studi, ricerca, la mente ha sempre un nuovo giocattolo per occupare il tempo, abbiamo l’ultima soap opera o l’ultima serie Netflix da guardare.

L’albero della vita invece chiede qualcosa di molto diverso, chiede di respirare, di sentire in ogni momento il piacere di questa funzione fondamentale che è sempre stata con noi e sempre sarà con noi.

Chi è legato all’albero della conoscenza tratterà il respirare come una perdita di tempo, tanto è automatica, posso occuparmi di altro.

Chi ama l’albero della vita ama respirare, ama stare un po’ con se stesso, ama comprendere come funziona la propria mente, la propria vita.

Questo è quello che fa il Tai Chi: un ritorno al Paradiso perduto.

L’autostrada e il Ginkgo

Le nostre autostrade esemplificato bene l’essere umano moderno, auto sfreccianti dovunque. Lavori in corso, limite a 80 chilometri orari, se rispetti il limite sei l’unico fesso e costringi chi va a 160 a rallentare e a incollarsi al poverino che ti sta sorpassando a 130 all’ora.

Pazzi scatenati di una vita senza senso, una vita che ci sfreccia addosso come un’auto sull’autostrada e che al termine non avremo vissuto.
Sessantenni che muoiono o si ammalano gravemente senza neppure sapere perché, troppo abituati a correre nella vita senza neppure conoscersi, senza essersi fermati a pensare a se stessi.

Diamoci un attimo di “respiro”…

Al Ginkgo si scende una scala a chiocciola, si è subito costretti a rallentare, si “scende”dall’auto.
Si entra sottoterra, come in una grotta.

Il ritmo all’ingresso è ancora dissonante, si cerca subito la “conversazione” con l’altro, la mente cerca di spostarsi in una attività di distrazione, cerca di tornare “normale”, sfrecciante in autostrada.

I primi movimenti lenti la fanno fermare, gli esercizi in cui finalmente si “respira” e ci si “apre” fanno entrare in un’altra realtà e chi arriva in ritardo dà subito l’idea della diversità col suo modo di essere ancora da carroarmato…

Entrati nello “stato di grazia” si ritorna esseri umani con tutte le nostre potenzialità, si ritorna sani ed in salute, i malanni spariscono, restano solo a chi ancora non cede, a chi ancora sta sfrecciando nel tentativo di sorpassare un altro essere umano.

La meditazione ancora viene evitata, sono soprattutto gli uomini che al momento della meditazione se ne vanno in fretta, sono loro i guidatori peggiori, quelli che investirebbero anche la vecchina che intralcia il loro andare…

Uscendo dal Ginkgo lo stato di essere umano è raggiunto. Si è scesi dall’auto, ora si è se stessi, si può godere della vita.

Carlo Lopez